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il libro a roma nel 700Durata della mostra: 28 febbraio – 7 aprile 2007

Catalogo della Mostra a cura di Angela Adriana Cavarra e Marco Santoro [...]

Roma, lo si sa, nel corso del Settecento si impone come uno dei centri europei di maggiore suggestione sotto il profilo artistico, urbanistico, monumentale e, sia pure con più o meno evidenti contraddizioni e ambiguità, culturale, sulla scia per altro del poderoso influsso arcadico. Meta di studiosi e intellettuali europei e degli altri Stati peninsulari, la "città eterna" si offre come luogo privilegiato soprattutto per i cultori di archeologia, di antiquariato, di arte classica, dove è agevole coltivare i montanti interessi neoclassici, sapientemente assecondati e stimolati da diversi papi che si succedono sul soglio pontificio: da Clemente XI a Benedetto XIV.
La produzione e il commercio librari non sono certo estranei o ai margini di tale scenario: eco e nel contempo vigoroso propulsore del clima (e, se si vuole, dello sfarzo esibito in modo compiaciuto) del tempo, il complessivo e articolato mondo che ruota intorno al manufatto editoriale prosegue e incrementa sensibilmente il processo di crescita rafforzatosi nel corso del secolo XVII, allorché il libro romano, per varie ragioni e soprattutto in certi versanti, era riuscito a qualificarsi quale temibile concorrente del monopolio veneziano.

Molteplici i protagonisti del comparto librario romano settecentesco, dei quali non pochi già attivi nel secolo precedente. Converrà ricordare i Pagliarini (Tommaso, molto attivo anche come libraio, oltre che come stampatore ed editore, e i suoi figli Nicolò e Marco, artefici di iniziative editoriali pregiate e di rilievo culturale, basti pensare al "Giornale dei letterati"), i Puccinelli (con Ottavio che dal 1744 assume la direzione della tipografia dell'Ospizio a S. Michele a Riva), gli Zempel (col capostipite Giovanni attivo già negli ultimi anni del XVII secolo), i Roisecco (affermati mercanti librari nonché artefici di pregevoli libri d'arte), i Salvioni (imparentatisi poi con i Perego, grazie al matrimonio di Luigi Perego con la nipote della figlia del Salvioni), i Bernabò (il cui capostipite opera per lo più nel Seicento), i Chracas (con Luca Antonio e l'intraprendente e colta Caterina, impressori del noto «Diario ordinario» e in seguito della «Gazzetta di Roma»), i Komarek (la cui attività viene ereditata da Francesco Bizzarrini, nipote di Vittoria Komarek), e ancora Giorgio Placho, stampatore-editore ma anche valido artefice di caratteri, Francesco Gonzaga (attivo dal Seicento fino al secondo decennio del Settecento), Gaetano Zenobi (che stringe anche una società con Giorgio Placho), Girolamo Mainardi (stampatore-editore ma anche fervidamente impegnato come libraio con una bottega a Montecitorio), Arcangelo Casaletti (stampatore tra l'altro di importanti opere scientifiche nonché del «Giornale delle belle arti e della incisone antiquaria, musica e poesia», testimonianza eloquente del vistoso interesse coevo per la musica), Pietro Paolo Pellegrini (mercante di libri per lo più teatrali), Angelo Rotili (stampatore e realizzatore di apprezzati caratteri orientali), Antonio Fulgoni (che dopo avere lavorato nella bottega di Antonio De Rossi, impianta una propria officina e stampa tra l'altro 1'«Osservatore»), Venanzio Monaldini (spiccatamente incline a pubblicare libri illustrati), Antonio De Rossi (uno dei più prolifici del secolo) e ancora sarà bene citare le stamperie ufficiali" della Reverenda Camera Apostolica, della Congregazione de Propaganda Fide, dell'Ospizio Apostolico di S. Michele a Ripa.[...]

[dalla prefazione di Marco Santoro)


La mostra, ricca di preziosi cimeli tratti dalle collezioni casanatensi, è articolata in sezioni volte a individuare la produzione editoriale romana in campo letterario, musicale, artistico, scientifico, erudito, religioso e devozionale, senza tralasciare i periodici e la legatoria d’arte, e a tracciare una mappa delle stamperie che operarono a Roma in tutto il Settecento.