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miti d'amoreVenere-Afrodite, la più bella e sorridente fra le bellissime dee, primitiva personificazione della luce del giorno che sorge dal mare e della forza vitale che promana dalle acque, fu adorata in tutto il mondo greco-romano come dea dell’amore.
Su un cocchio trainato da cigni e colombe, incoronata di mirto e di rose, simbolo della primaverile fecondità della natura, percorreva lietamente le terre e i cieli seguita dal suo folto corteggio. Per sedurre, le bastava sciogliere il cinto d’oro che tratteneva la sua veste, perché dalla sua persona emanasse una soave fragranza d’ambrosia che ammaliava infallibilmente uomini e divinità.
Fra i suoi numerosi amanti il più adorato fu Adone, simbolo della gioventù e della bellezza maschile, ma anche della morte e del rinnovamento della natura nell’alternarsi delle stagioni.
Figlio di Cinira, re di Cipro, e di sua figlia Mirra, nacque dal corpo della madre trasformata in albero di mirra dopo l'incesto. Famoso per la grande bellezza, Adone fu amato da Venere ma durante una battuta di caccia venne ucciso da un cinghiale inviato dal geloso Apollo o da Marte, amante della dea. Dal sangue del giovane morente crebbero gli anemoni; il sangue della dea invece, ferita dai rovi nella corsa per soccorrerlo, macchiò le rose nate dalle gocce d’acqua scivolate a terra dalla sua pelle mentre usciva grondante dal mare di Citera. Da bianche divennero rosse, eterna testimonianza della passione amorosa.
Giove fu commosso dalla disperazione di Venere: Persefone, regina dell’Ade, non voleva restituire alla vita il giovane. Eletto ad arbitro fra le due innamorate, il padre degli dei stabilì che Adone vivesse quattro mesi nel regno degli Inferi, quattro sulla Terra e quattro in un luogo a sua scelta: Adone scelse la Terra, in compagnia della divina amante Venere.

 

 

Miti d'amoreE’ questo uno dei miti per eccellenza sull’alternarsi delle stagioni in cui ‘Adon’, il ‘Signore’ del mondo mediorientale (‘Adonî’, ‘mio Signore’, è l’epiteto – attributo usato come invocazione per l’antico dio sumero Tammuz) viene ucciso da una forza cupa, il setoloso cinghiale simbolo dell’inverno, il cui freddo soffio spegne la vita della natura che riprende vigore nel ritorno periodico della primavera, risvegliata da Afrodite, la forza vegetativa personificata.
Mito quindi arcaico, diffuso dall’Asia Occidentale a tutto il bacino del Mediterraneo, estremamente persistente nel tempo e addirittura parzialmente inglobato nei rituali cristiani. Infatti fra giugno e luglio in Grecia venivano celebrate le Adonie, feste non pubbliche e tutte femminili, festeggiate specialmente dalle cortigiane in conviti licenziosi nel privato delle abitazioni.
In realtà, più o meno discretamente, tutto il mondo femminile onorava il bellissimo ‘Signore’ con la coltivazione di graminacee che venivano messe a germogliare in vasi e ceste, i ‘Giardini di Adone’, posti sui terrazzi dove il calore del sole ne accelerava la germinazione, ma presto bruciava i teneri germogli.
I vasi, portati in processione insieme ad un sarcofago di pietra nel quale era sepolto un simulacro di Adone, venivano poi gettati in mare come tributo all’elemento fonte di energia da cui Afrodite era emersa alla vita.
In molte zone del Sud Italia nei riti della settimana di Pasqua è sopravvissuta la ritualità simbolica precristiana in cui il passaggio primavera / inverno si manifestava con la morte / rinascita della divinità. I ‘Giardini di Adone’ sono ancora esplicitamente presenti nei ‘Sepolcri’ di alcune zone della Sicilia, dove accanto ai trionfi di fiori, vengono esposte le esili e fragili piantine nate da semi di cereali lasciati germogliare al buio.  D’altra parte anche l’anemone, nato dal sangue sparso da Adone, sarà in epoca cristiana associato alle gocce di sangue del Cristo crocifisso.