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Utile sono a chi di me tien cura
Un'introduzione
Francesco Maria Onorati
Carlo Fontana
Andrea Chiesa e Bernardo Gambarini
Il progetto di Garibaldi
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inondazioni del tevereQuando il Tevere faceva paura.

Fin dai tempi antichi il Tevere è stato per gli abitanti di Roma e dei suoi dintorni "croce e delizia". All'amenità delle sue sponde e alla piacevolezza delle attività che si potevano esercitare su di esse e sull'acqua, si contrapponevano infatti periodicamente spaventose inondazioni con conseguenze terribili in termini di perdite di vite umane e di attività economiche.
Il fatto che ci fosse una consuetudine a tali tragedie non ne diminuiva certamente la calamitosa portata e da sempre studiosi si sono applicati a vario titolo all'analisi della situazione e all'elaborazione di proposte in grado di porre un rimedio definitivo al problema delle catastrofiche piene del Tevere. Nella Roma antica, per esempio, anche Plinio il vecchio riflette su questi avvenimenti e, in un passo della sua Naturalis historia, ravvisa come causa delle inondazioni del fiume la scarsa religiosità dei romani e come rimedio un maggior numero di sacrifici per ingraziarsi gli dei e scongiurare i castighi sotto forma di calamità naturali.

Poichè i luttuosi recenti eventi causati dagli strariparimenti di fiumi e torrenti hanno portato ancora una volta tristemente alla ribalta il problema della cura e della manutenzione dei corsi d'acqua e del territorio nel nostro Paese, abbiamo pensato di riproporre ai nostri lettori una scelta di opere che trattano il problema delle inondazioni del Tevere, effettuata e commentata da tre colleghe: Ada Corongiu, Antonietta Amicarelli Scalisi e Rita De Filippi. Questo lavoro venne eseguito per una mostra dal titolo Roma la città dell'acqua, allestita in Casanatense nel lontano 1994. Molti anni fa dunque, ma ci sembra che l'accurata selezione che venne svolta per quell'occasione tra i libri antichi della biblioteca, mantenga ancora oggi tutta la validità delle ricerche ben fatte ed esaurienti un argomento.

Crediamo fermamente che conservare e rendere disponibili per tutti i cittadini di oggi e di domani la memoria storica degli eventi, dei problemi ad essi connessi, le riflessioni teoriche dai quali sono scaturiti e che essi hanno generato possa contribuire alla crescita e al miglioramento della società nel suo insieme. Per questo motivo sono state istituite le biblioteche e gli archivi e per questo scopo, a nostro avviso, dovrebbero continuare ad esistere.

Dedichiamo questo editoriale al ricordo delle vittime delle recenti alluvioni in tante, troppe regioni italiane.