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4 sezione: La Musica di Costantino Sigismondi

Gerberto ha commentato, su richiesta dei suoi allievi, alcuni passi della Musica di Boezio. Questo testo del VI secolo, assieme all’opera del IV-V secolo di Marziano Capella “Le Nozze di Mercurio e della Filologia”, dove Apollo dona alla sposa le sette arti, tra le quali la musica, sono quelli che hanno avuto maggiore diffusione nell’alto medioevo. Gerberto era attivo anche come costruttore di organi, come ci è testimoniato dalle sue lettere, e dalla notizia che a Tivoli, negli Orti Estensi, egli realizzò un organo idraulico. Egli fu anche maestro della cappella palatina alla corte di Ottone III, ed è autore di un inno allo Spirito Santo, e di un trattato sulla misura delle canne d’organo “de Mensura Fistularum” precedentemente attribuito ad un suo allievo, Bernelino, dall’abate Martin Gerbert, autore nel 1784 di una raccolta di testi di scrittori ecclesiastici di musica in tre volumi. Solo nel 1970 la scoperta del “de Mensura Fistularum” in un manoscritto nella biblioteca nazionale di Madrid più antico di quello esaminato dal Gerbert, con l’attribuzione dell’opera a Gerberto d’Aurillac, ha chiarito che l’autore era proprio il futuro papa Silvestro II.
L’esposizione di un flauto dolce, che costituisce la fistula più comunemente usata oggi nelle scuole, corredato di misure e proporzioni calcolate su quello strumento, insieme alla descrizione dei fenomeni fisici che determinano la differenza tra le proporzioni in una corda armonica vibrante rispetto ad una canna dove si propagano le onde di pressione dell’aria vuole presentare questo problema anche da un punto di vista didattico. La musica mundana e l’armonia delle sfere: nel I libro della Musica, al capitolo XIII, Boezio distingue la musica in tre parti: mundana, humana e instrumentalis. Questa suddivisione seguiva l’impostazione che Aristotele aveva dato alla materia rispettivamente nel De Caelo (quanto all’armonia delle sfere cosmiche), nel De Anima, quanto al suono, e in alcune sezioni dei Problemata quanto all’acustica. La convinzione che le sfere che accolgono i moti planetari nel cosmo sia tolemaico che copernicano della prima ora, producessero con i loro moti sempiterni dei suoni per contatto, ha portato ancora nel 1619 Johannes Kepler a trovare nella sua terza legge dei moti planetari il sugello a 10 secoli di ricerca di una regolarità matematico-geometrica giustificata a priori nelle dimensioni e nei periodi dei moti planetari. L’Harmonices Mundi è il compimento di questo percorso scientifico che aveva mosso i primi passi con Pitagora sei secoli prima di Cristo. Le note musicali: nella lettera (1032) al monaco Michele l’abate Guido d’Arezzo (992-1050) spiega l’esacordo ricorrendo ad un inno a San Giovanni di Paolo Diacono. Le iniziali delle strofe di quest’inno daranno il nome alle note della scala: Ut (che diventerà poi Do), Re, Mi, Fa, Sol, La, che nella notazione boeziana erano delle lettere: C, D, E, F, G, A, rendendo così più facile la pratica del solfeggio. Il Si si ottiene dalle iniziali di “Sancte Ioannes” con cui termina l’inno di Paolo Diacono.