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Chopin o dell'interpretazione autentica
Le edizioni di Chopin nell'archivio Sgambati
L'autenticità del testo musicale e la sua interpretazione
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Assieme alle numerose composizioni di Sgambati stesso, nell’Archivio Sgambati sono presenti numerose fonti di musica dei diversi autori che il musicista aveva studiato, eseguito e amato. Fra questi compare anche Fryderyk Chopin, del quale Sgambati possedeva due edizioni di opere complete: quella francese, stampata a Parigi da Schonenberger nell’anno 1860, che fu la seconda pubblicazione di opera omnia di Chopin, e quella di Pëtr Ivanovič Jurgenson, stampata a Mosca negli anni 1873-76, in 6 volumi, curata da Karl Klindworth. L’edizione russa venne stroncata senza pietà dal musicologo italiano Gastone Belotti (1920 -1985), uno dei più importanti studiosi di Chopin, con le seguenti parole: “Con la pretesa di far dire alla musica di Chopin più di quanto non fosse nelle intenzioni dell’autore, modificò, alterò, imbastardì la edizione russa opere     chopinscrittura chopiniana al punto che in taluni passi neppure, quasi, la si riconosce; è edizione da evitare, ma purtroppo è stata presa come modello da molti revisori nei successivi 50 anni”.

Per quanto riguarda l’Italia, Chopin è uno dei compositori che subito fu conosciuto e amato: durante la sua vita le sue composizioni erano già pubblicate in Italia, in contemporanea o appena dopo le prime edizioni stampate in Francia, Germania e Inghilterra. Fu la casa editrice Lucca, di Milano, a stampare per prima alcune composizioni di Chopin, già dal 1835; successivamente furono tutte pubblicate intorno al 1870, stampate da Ricordi.

Un aspetto assai singolare della letteratura pianistica chopiniana sembra essere la storia delle edizioni a stampa di tutta l’opera di Chopin, così come risulta dalle affermazioni dell’illustre studioso Gastone Belotti, del quale si riporta per intero l’accurato esame critico da lui pubblicato sul Dizionario Enciclopedico della Musica e dei Musicisti Utet [1985]:

“Non vi è Paese musicalmente di rilievo, non vi è Casa Editrice di prestigio, che non disponga di una o più edizioni delle opere complete di Chopin:

1. La prima edizione fu quella inglese di Wessel & Co., Londra 1853, in 71 fascicoli, che si basò sulle prime edizioni stampate dalla stessa casa durante la vita del compositore.

2. Seguirono l’edizione di Schonenberger, Parigi 1860, in 12 volumi,

3. e quella di S. Richault, Parigi 1860, in 12 volumi, che si avvalse della collaborazione di Th. Tellefsen (che fu per 3 anni allievo di Chopin).

4. In Italia la prima edizione completa è quella di Francesco Lucca, Milano circa 1862, in 80 fascicoli, e dal momento che comprende tutte le opere postume pubblicate da Julian Fontana (esclusa l’op. 74), la sua può essere considerata la più completa delle edizioni che hanno preceduto la grande impresa di Breitkopf & Härtel.

5. Così si può dire per l’edizione polacca di Gebethner, Varsavia 1863, in 3 volumi, pubblicati con l’autorizzazione della famiglia del compositore.

Tutte le edizioni sin qui elencate si basano in un modo o nell’altro sulle edizioni originali e, nonostante numerosi errori, sviste, omissioni, talvolta dovuti ai manoscritti stessi, possono essere considerate come abbastanza fedeli alla volontà del compositore.

chopin6. Questo non può dirsi dell’edizione di P.I. Jurgenson, Mosca 1873-76, in 6 volumi, curata da Karl Klindworth, che la ripubblicò con Bote & Bock di Berlino in 3 volumi: con la pretesa di far dire alla musica di Chopin più di quanto non fosse nelle intenzioni dell’autore, modificò, alterò, imbastardì la scrittura chopiniana al punto che in taluni passi neppure, quasi, la si riconosce; è edizione da evitare, ma purtroppo è stata presa come modello da molti revisori nei successivi 50 anni.

7. Poco dopo uscì la grande edizione di Breitkopf & Härtel, Lipsia 1878-80, il massimo sforzo fatto dall’editoria dell’Ottocento in questo campo, che in 14 volumi raccolse l’intera opera chopiniana basandosi sulle sue prime edizioni originali, sui manoscritti dai quali erano state tratte, affidando il lavoro di revisione a un imponemte corpo redazionale del quale facevano parte, tra gli altri, Johannes Brahms, Auguste Franchomme e Franz Liszt; è edizione accettabile, sebbene non manchi di sollevare problemi, anche di rilievo, sulla correttezza di qualche testo.

8. Contemporaneamente uscirono l’edizione di F. Kistner, Lipsia 1879, in 17 volumi, curata da Karol Mikuli, allievo di Chopin, che si avvalse della collaborazione di F. Müller, sua condiscepola, e

9. l’edizione di C.F. Peters, Lipsia 1879, in 12 volumi, curata da H. Scholtz, che si servì di alcuni esemplari delle prime edizioni appartenuti a R. de Konneritz e a G. Mathias, allievi di Chopin, con segnate alcune correzioni dell’autore: nonostante qualche apporto pregevole, nell’insieme si tratta di pubblicazioni che danno poco affidamento per quanto riguarda l’autenticità del testo.

Da questo momento [1879] le fonti principali di ogni edizione corretta, ovvero i manoscritti e le prime edizioni, furono abbandonate preferendo i revisori servirsi delle precedenti edizioni di Breitkopf & Härtel e delle revisioni di Mikuli, Scholtz e Klindworth, per lo più manomettendole, allontanandosi sempre di più dalla lettera e dallo spirito della scrittura chopiniana.

10. Come esempio di questo tipo di edizione può essere indicata quella di Ricordi, Milano 1925, curata da Attilio Brugnoli (seguite alle edizioni con revisioni di Stefano Golinelli nel 1879-80 e di Beniamino Cesi nel 1901), che avendo preso per modello soprattutto le revisioni di Klindworth e di Mikuli è tra le più lontane dai testi autentici.

11. Nel corso della Prima Guerra Mondiale uscì a Parigi l’edizione Durand & C.ie curata da Claude Debussy, il quale aspirava a fornire un testo il più possibile autentico, ma dovette lavorare molto in fretta ...; tuttavia la sua edizione può essere considerata ancora utile, soprattutto perché rivela molti aspetti dell’interpretazione debussyana.

12. Una decina di anni dopo, sempre a Parigi, cominciò a uscire l’edizione Salabert curata da Alfred Cortot, scorrettissima e talvolta prevaricante nei testi; è da qualche insegnante considerata utile per gli esercizi che Cortot premette o annota alla maggioranza delle opere allo scopo di facilitare l’esecuzione dei passi più impegnativi.

13. Di concezione nuova è invece l’edizione della Oxford University Press, Londra 1932, curata da Édouard Ganche, che si basò su una raccolta delle prime edizioni francesi appartenuta a Jane W. Stirling, allieva di Chopin, che conservava numerose correzioni autografe del maestro; si tornava così alle origini, con qualche correzione in più, ma senza risolvere i problemi che le stesse prime edizioni presentavano, e qualcun altro creandolo; è comunque la migliore delle edizioni del suo tempo.

14. Strettamente legata alla precedente, anche se incompleta, è l’edizione Curci, Milano 1946-54, in 11 volumi, curata da Alfredo Casella e Guido Agosti; è pregevole anche se riproduce pregi e difetti del modello.

15. La prima edizione completa attuata secondo criteri scientifici è quella della Polskie Wydawnictwo Muzyczne, Cracovia 1949-64, in 21 volumi, redatta per conto dell’Instytut imienia Fryderyka Chopina di Varsavia da I. Paderewsky, L. Bronarski e J. Turczyński: l’edizione è stata condotta sugli autografi, sulle copie, sulle prime edizioni, tenendo anche conto delle migliori revisioni e di alcuni esemplari di prime edizioni appartenuti ad allievi di Chopin e che conservano segni e correzioni dell’autore; fornita di un esauriente commento è il massimo sforzo fatto nel campo dell’editoria chopiniana.

16. In corso di redazione dal 1962 è l’edizione Henle di Monaco curata da Ewald Zimmermann, ed è l’edizione che presenta i testi più autentici di cui oggi si disponga in edizioni complessive.”