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Cavalieri di carta: King Arthur e gli altri
La figura storica
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.Speed, The History  of Great Britaine... London, 1611 Lo stemma  di King ArthurLa storicità dell'uomo può essere difficilmente posta in questione. Si può forse dire che egli fu agli occhi dei contemporanei in una posizione molto meno cospicua di quella a cui fu in seguito sollevato dalla vox populi del mito e della ballata. Il posto che Artù occupa nella leggenda celtica è comunque più facile da spiegare nell'ipotesi che egli sia realmente vissuto e che sia stato un grande campione del popolo bretone. Il fatto che un ciclo arturiano sia cresciuto composto in parte da eventi trasferiti da altri contesti non prova che il personaggio avesse carattere fittizio più di quanto simili favole lo provino di Alessandro, Aristotele, Achille o Rolando.

Artù proveniva probabilmente da una famiglia civilizzata che viveva in una regione dove la romanizzazione era relativamente ancora alta. Era stato insignito dalle autorità locali di uno speciale comando militare per merito: dux bellorum. Doveva infatti essere a capo di un'armata mobile che combatteva ovunque fosse richiesto cooperando con i re locali e le loro truppe.
Come nel modello romano del V secolo in questa armata si presume dovesse essere presente una supremazia dell'arma della cavalleria pesante - vestita di cotta di maglia - sulla fanteria.
Già nei primi 20 anni del V secolo del resto un qualunque count della Britannia comandava sei reggimenti di cavalleria su tre di fanteria, era cioè praticamente un generale di cavalleria.
In quel momento tra la popolazione indigena la cavalleria era inesistente: le milizie locali il cui compito principale era di difendere le proprie mura cittadine, potevano a malapena includere degli uomini a cavallo. I Sassoni invasori erano fanti che combattevano con le lance e indossavano una corazza ridotta al minimo o addirittura nessuna; impararono dai Bretoni a proteggersi con casacche di maglia e non diventarono mai cavalieri. Anche la loro disciplina tattica era elementare, sebbene il loro valore individuale e la loro forza fossero considerevoli.Figure di cavalieri serie di incisioni  partic.
Contro un tale nemico una piccola forza di comune cavalleria romana guidata in modo risoluto doveva risultare invincibile. Questo tipo di mentalità militare, data la sua origine romana, doveva essere ovvio per Artù. Sono congetture, ma basate sulla realtà dell'arte militare del V secolo e sono valorizzate dal fatto che la tradizione apparsa più tardi ruota intorno alla concezione di Artù come creatore di una banda di cavalieri.
Un paese quindi che affonda nella barbarie, dove le idee romane sono quasi scomparse; di contro l'emergere di un uomo abbastanza intelligente da capirle e abbastanza vigoroso da metterle in pratica riunendo intorno a sé un gruppo di amici e seguaci, armati secondo la tradizione della guerra civilizzata e che provano la loro invincibilità in una dozzina di campagne.
Dopo la vittoria finale il ruolo di Artù come campione dei Bretoni era terminato e trascorsero ventuno anni prima della battaglia di Camlan, nella quale egli si scontrò con Mordred e dove si dice che sia caduto. Mordred era proprio uno dei suoi cavalieri, il che suggerisce che in quegli anni di pace il dissenso era esploso nel gruppo stesso, che fu poi distrutto dalle divisioni interne.

J.Speed, The History of Great Britaine... London, 1611 La croce di sepoltura di King ArthurLa critica dell'800 (Chambers, Rhys, Loomis) si riferiva a Gildas e Nennio e sosteneva che Artù fosse una figura mitica e leggendaria, una specie di dio orso. La critica più recente invece (Morris, Goodrich, ecc.) include Artù nella storia e colloca il suo regno al confine tra la Scozia e l'Inghilterra: assunzione che la conoscenza attuale del Medioevo inglese ci può far ritenere veritiera.
Secondo questa teoria il re era venuto a salvare la Britannia alla caduta di Roma, subito dopo il ritiro dall'isola delle forze romane occupanti, tentando di fermare la diffusione dell'insediamento Anglosassone oltre la Northumbria e riuscendo così a conservare un regno Celtico nel Nord.
Qualunque sia la verità, Artù lasciò dietro di sé un nome imperituro e il popolo da lui salvato non poteva credere davvero alla sua morte: era l'ultimo dei Romani, la storia della Britannia romana finisce con lui; o forse con lui inizia la storia inglese.