| Indice |
|---|
| L'Acquario romano |
| L'attività di piscicoltura |
| Gli utilizzi della struttura |
| Le immagini dell'Acquario |
| Tutte le pagine |
Pesci immaginari al centro di Roma
la galleria delle immagini
Aqua rerum optima, Marcia aquarum. Inconsapevoli, o indifferenti a tanta delizia, nel 537 d.C. i Goti distrussero quell'acquedotto. Trascorsero quasi 1.500 anni prima che la nuova Autorità Universale di Roma, un papa, Pio IX, ripristinasse l'opera inaugurandone, a Termini, il nuovo sbocco. Era il 10 settembre 1870.
La tardiva rivincita della romanità sulla barbarie fu una conseguenza diretta dell'aumento della popolazione di quegli anni e delle conseguenti accresciute esigenze di igiene. Per altro verso l'omaggio a sora nostra acqua si intrecciò con una operazione finanziaria a lungo termine e la ricostruzione dell'acquedotto fu realizzata dandone la concessione per 100 anni (13 ottobre 1858) alla Società Pia Antica Marcia.
La Società sopravvisse tranquillamente alla caduta del potere temporale della Chiesa: essa possedeva la tecnologia per portare l'acqua a quella pressione di 4-7 atmosfere necessaria per raggiungere i piani più alti degli edifici per cui, anche con il nuovo Comune, continuò la sua distribuzione nella parte orientale della città.
In quegli stessi anni le caratteristiche dell'Acqua Marcia tanto lodate dagli antichi attirarono l'attenzione di Pietro Carganico, piscicoltore di Como, e lo indussero a ricercare un sito adatto alla costruzione di uno stabilimento ittiogeno ed acquario a Roma: "Per quanto abbia studiato le acque di Roma, solo l'Acqua Marcia per la sua bassa temperatura è indicata eminentemente per la nascita dei pesci sani e robusti e principalmente per la preziosa famiglia delle trote e dei salmoni".
Scartate le prime ipotesi di Fontana di Termini e di via Nazionale, il Consiglio comunale deliberò il 12 luglio 1882 la concessione gratuita al Carganico di un'area pubblica in piazza Manfredo Fanti per la costruzione di un acquario e di una scuola pratica di piscicoltura. Fu prescelta quindi la zona di espansione edilizia dell'Esquilino già individuata come tale dall'Amministrazione Pontificia, ma realizzata dopo il 1870 con ardore e voracità, rinnovati dal grande programma edilizio connesso al trasferimento della capitale del nuovo Stato unitario da Firenze a Roma. L'urbanizzazione della zona fu un tipico prodotto di quegli anni. I fabbricati del tutto privi delle decorazioni a stucco in uso nell'epoca, i cortili, l'intonaco ocra e i pochi balconi della prevalente edilizia popolare, case d'affitto a 4 o 5 piani, si alternarono ad edifici signorili opera di celebri architetti quali Piacentini, Koch, Carnevali. Unici edifici pubblici di fine ottocento la chiesa di S. Antonio da Padova e l'Acquario di Ettore Bernich.






