| Indice |
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| L'Adamo, melodramma barocco |
| La sacra rappresentazione |
| Tutte le opere di Giovan Battista Andreini |
| Tutte le pagine |
L’Adamo è una sacra rappresentazione che è più simile a un melodramma, sia a causa del largo spazio dato alla musica e al canto, sia perché nel taglio delle scene rivela tutti i caratteri di un libretto d’opera: nonostante sia stata definita “un noioso documento di teologicume” (Alessandro D’Ancona) trova il suo valore nella ricca messa in scena, lontana e perduta, ma rivelata e documentata dalle numerose immagini incise presenti nel testo (edito a Milano nel 1613 e subito dopo con nuovo frontespizio nel 1617) le quali illustrano le scene, tutte le 37 scene, su disegno di Carlo Antonio Procaccini, con l’incisione di Cesare Bassani.
Come è stato rilevato (Franca Angelini), è un esempio di teatro-spettacolo barocco, in cui la parola deve solo mettere in moto la macchina dello spettacolo.
Ma questo testo teatrale ebbe anche una fama assai particolare, la quale è dovuta alla risonanza che esso ebbe in Italia e in Inghilterra dopo l’ipotesi, espressa da Voltaire nel suo Essai sur la poesie épique, che il grande poeta inglese John Milton,
durante un suo viaggio in Italia, avesse assistito a una rappresentazione del dramma e che da esso fosse stato ispirato per la composizione del suo poema Paradise lost: la conseguenza di questa affermazione fu che in Inghilterra arrivarono alcune copie dell’edizione de L'Adamo e che successivamente ne furono fatte alcune traduzioni in inglese, tanto che il lavoro di Andreini fu conosciuto e attentamente studiato nell’ambito del mondo letterario anglosassone.
Le altre numerose creazioni teatrali di Giovan Battista Andreini sono assai significative, e uniscono alle caratteristiche della commedia colta o erudita le caratteristiche della Commedia dell’Arte, con il suo gusto del meraviglioso e del favolistico mescolato al gusto realistico e licenzioso: fra queste La Venetiana, tutta in dialetto veneziano, La Centaura, un bizzarro lavoro che è commedia nel primo atto, dramma pastorale nel secondo, e tragedia nel terzo, Le Due commedie in commedia, dove l’azione è arricchita dalla rappresentazione di due commedie, una recitata da comici dilettanti e l’altra da professionisti, così che sulla scena si alternano, s’intrecciano e si confondono tre diverse commedie.
Da sottolineare, inoltre, il fatto che gli spettacoli, tutti con musiche e danze, che Andreini e la sua compagnia portarono alla corte di Francia, da una parte furono costruiti per essere apprezzati da una corte aristocratica - e quindi con melodie semplici e vivaci simili alle francesi Airs de cour e Chansons à boire, allora di gran moda - dall’altra parte ebbero una influenza notevole sulle feste della corte e sul gusto musicale francese, e probabilmente suggerirono a Molière e a Lulli quella forma teatrale di comédie-ballet così tipica del teatro francese.
Giovan Battista Andreini non ha mai goduto di grande fortuna tra i letterati e i critici italiani, ma è evidente che il suo teatro ha la propria realizzazione vera soltanto nella rappresentazione scenica: la vitalità delle sue commedie, bizzarre e stravaganti, fantasiose e affascinanti, ha infatti avuto la sua splendida conferma nella messa in scena modernamente barocca di alcune di esse, effettuata in anni recenti dal grandissimo regista Luca Ronconi.






