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 E-mail  Scritto da Iolanda Olivieri   
Indice
Incantevoli vestimenti
Le carte dorate
La carta metallizzata
La carta silografata
La carta goffrata
I produttori di carte decorate
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carte goffrate La goffratura era un procedimento di stampa in rilievo molto in voga nel Settecento per decorare carta, cuoio e stoffe utilizzati per confezioni di lusso che spaziavano dall’abbigliamento, all’arredamento, all’oggettistica, dai ventagli ai portafogli, alle scatole da cipria, ai cofanetti, alle legature, agli scranni, alle poltrone. Sovente queste carte, così invitanti per colori e disegni, servivano allo svago dei bambini che le usavano per decorare piccole scenografie per teatrini, edicolette sacre e per dare fasto ai presepi casalinghi.

La prima operazione della manifattura consisteva nel disegnare su carta il motivo ornamentale prescelto che poi veniva inciso in profondità su una spessa lastra di rame o di ottone; su questa matrice, preriscaldata e posta su una pressa di tipo calcografico, venivano adagiati nell’ordine una sottile lamina metallica dorata o argentata, un foglio di carta di adeguato spessore, preventivamente colorato in tinta unita o a macchie policrome e leggermente inumidito, e un feltro protettivo; la pressione dei rulli del torchio, il calore della matrice e l’umidità della carta determinavano contemporaneamente l’adesione del metallo al foglio e l’impressione in rilievo del motivo decorativo.
Per l’esattezza, se sulla matrice il disegno era stato inciso a rilievo, sul foglio il motivo risultava dorato e incavato mentre appariva rilevato il fondo colorato del foglio; se al contrario il disegno era stato inciso in cavo il motivo risultava colorato e rilevato su fondo dorato e incavato.
Il foglio, liberato dalla pressa e dal feltro, veniva lasciato asciugare, quindi spolverato per eliminare gli eccessi di doratura, ritoccato leggermente a pennello con vernice metallizzata se si era verificato un difetto nell’adesione della lamina, ed infine delicatamente lucidato con i consueti metodi.

L’apparato iconografico delle carte goffrate era giustamente adeguato alla sontuosità del risultato da ottenere, presentando spesso contemporaneamente una commistione di elementi rinascimentali - quindi grottesche, mascheroni, putti, candelabre, festoni - e di quei motivi iconografici di derivazione indiana, persiana e cinese che si andarono imponendo dalla metà del Seicento fino a tutta la prima metà del Settecento: gli arabeschi, i grandi fiorami con tulipani, garofani e peonie, le volute vegetali cariche di frutta e di uccelli esotici, le scene di caccia in costume orientale, le lotte di animali, le cineserie. I toni smaglianti dei rossi, dei turchesi, degli arancio, dei viola, dei fucsia, uniti allo splendore dell’oro, ricordano fastose arazzerie fiamminghe ed imitavano i broccati e i damaschi del tempo con i loro complicati disegni di gusto ancora barocco.

Con il procedere del Settecento i moduli ornamentali si andarono gradatamente limitando all’elemento fitomorfico, riducendosi nelle dimensioni ma affollandosi, schematizzando i contorni ed inserendo piccole decorazioni geometriche, fino ad ottenere un effetto finale assimilabile ad un fitto, e talora pesante, seminato.