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Le sacre rappresentazioni si protrassero con regolarità dal 1763, anno nel quale abbiamo notizia della prima rappresentazione da parte dell'Orazione e Morte, fino al 1870, quando gli eventi politici portarono a una laicizzazione della città e a un affievolimento generale del sentimento e delle pratiche religiose: in particolare, per ciò che ci interessa, al declino delle rappresentazioni sacre e alla demolizione dei cimiteri. Queste rappresentazioni (che prevedevano una messa in scena caratterizzata da grande spettacolarità e suggestione, che non di rado fu presa dagli scrittori d'oltralpe come prova dell'inclinazione al patetico e al lacrimevole di facile effetto propria dello spirito italiano, e in particolare romano) avevano luogo generalmente nella stanza più interna dei cimiteri sotterranei, detta di «Terra santa», che già di per sé, di frequente, era decorata con veri ossari e altra simbologia lugubre. In essa veniva eretto un vero e proprio palcoscenico, dal boccascena addobbato di neri tendaggi e rami di cipresso, su cui si posizionavano statue in cera, a grandezza naturale, vestite con tutte le cure e spesso in numero considerevole, fino alla decina. L'invenzione e l'esecuzione della scena era affidata ad architetti, pittori e scultori e la realizzazione delle stampe ad incisori i quali, per quanto oggi ci appaiano di fama eminentemente locale, pure ai tempi dovevano godere di una certa stima. La rinomanza delle rappresentazioni era amplificata dalla menzione che ne faceva, almeno dal 1800, il Diario Ordinario del Chracas; e a partire dalla stessa data, un'ulteriore conferma della loro popolarità è data dalle numerose notizie di visite di pontefici e sovrani.