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Crescea la notte e della luna al lume: cantate profane e immagini barocche - i manoscritti

Indice
Crescea la notte e della luna al lume: cantate profane e immagini barocche
i manoscritti
l'origine dei manoscritti
la cantata nel Seicento
gli autori delle cantate del ms. 2478
Tutte le pagine


Questa serie di manoscritti fa parte del nucleo fondamentale della Sezione Musica della Biblioteca Casanatense, ovvero del Fondo Baini, la collezione musicale privata di Giuseppe Baini giunta in Biblioteca come donazione per lascito testamentario nell’anno 1844.
Oltre a svolgere attività di cantore e poi di camerlengo della Cappella Sistina, Baini fu uno studioso illustre. Egli si inserisce in quel particolare momento storico, la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo, che vide sorgere le prime grandi opere di storiografia musicale e agire una generazione di studiosi anche bibliofili, ricercatori di fonti e documenti nonché collezionisti essi stessi. Costoro divennero gli iniziatori della musicologia moderna, disciplina che si sarebbe configurata come una vera e propria scienza dell’organizzazione storico-filologica delle fonti.
Non è difficile immaginare Giuseppe Baini mentre frequenta le numerose librerie romane di fine ‘700 e primi ‘800 in cerca di fonti musicali, vecchie edizioni, antichi manoscritti, libri non solo utili ai suoi studi dedicati a Pierluigi da Palestrina, ma anche belli, con musica stampata o trascritta lontana dal suo tempo e forse (o sicuramente) dal suo gusto, ma che il cantore-studioso conserva gelosamente nella sua libreria, come gioielli preziosi.

 

vignetta Ms. 2478 part.Questi manoscritti sono stati redatti in un periodo che si può inscrivere nella metà del XVII secolo, fra il 1640 e il 1670, forse fino al 1680-1690, e pur essendo diversi, presentano alcune caratteristiche comuni: riportano composizioni dello stesso genere musicale, ovvero cantate a una voce con l’accompagnamento del basso continuo; i compositori sono tutti musicisti attivi a Roma nello stesso periodo; i volumi hanno una fisionomia materiale assai simile, perché di formato oblungo con dimensioni di circa 100x270 millimetri; i copisti sono sempre gli stessi che ricorrono nella trascrizione delle diverse cantate.

Le differenze riguardano invece la legatura e l’ornamentazione: mentre alcuni hanno una semplice legatura in pergamena floscia o semirigida, altri, invece, sono manoscritti assai lussuosi, con una legatura in marocchino rosso che riporta una decorazione fatta di elementi ornamentali impressi in oro sulla pelle. Alcuni presentano anche stemmi, insegne araldiche di nobili famiglie impressi in oro su ambedue i piatti della legatura.
Come diceva un musicologo di qualche decennio fa, John Glenn Paton, the first sight of some of these books take a person’s breath away, so handsome are their leither.

Osservando le legature, in particolare, nasce l’idea che questo tipo di manoscritti musicali sia stato realizzato non solo per l’uso privato (in quanto le cantate si eseguivano in ambiente domestico, ovvero le sale di aristocratiche dimore), ma anche per essere un dono del nobile padrone di casa ai suoi ospiti oppure anche un dono di nozze: gli stemmi presenti in questa collezione, infatti, sono di carattere femminile, e sembrano confortare la realtà di questa ultima ipotesi.
Inoltre questi manoscritti di raccolte di cantate (che sono conservati, in gran numero, sparsi in molte biblioteche d’Italia e d’Europa e che hanno pochissimi corrispettivi a stampa), rivelano una attenzione precisa nei confronti della musica, che sembra essere considerata non soltanto per un uso pratico, ma al contrario appare degna di conservazione come prestigiosa testimonianza. vignetta part.

Per quanto riguarda l’ornato, le iniziali di ogni cantata sono quasi sempre abbellite da motivi grafici, con una unica eccezione, che riguarda il Ms. 2478.
In molti manoscritti, infatti, i capilettera, relativi all’incipit del testo letterario, sono spesso grandi e ornati con raffinati tratti a penna, mentre in uno di essi, ma in uno soltanto, il Ms. 2478, sulla carta d’inizio di ognuna delle 28 cantate il testo musicale e vocale è preceduto-affiancato da eleganti immagini disegnate con inchiostro color seppia, lo stesso della scrittura musicale.

Sono piccole vignette di 70x80 millimetri, racchiuse in una semplice cornice, delicati e finissimi disegni a penna con soggetti diversi, privi di relazione con il testo della cantata che introducono. Questi soggetti spaziano dall’argomento mitologico al quadretto di vita campestre o cittadina, in una città che è facile riconoscere in Roma e in essa luoghi assai noti come Piazza Navona, Piazza Colonna, Via del Corso.