Contenuto principale

Indice articoli

lucernaLUCERNE

La lucerna nasce intorno al II millennio a.C. come pratico strumento di illuminazione. Nel corso dei secoli subisce evoluzioni tecniche e formali che da profili aperti (“a ciotola” con orlo talvolta sagomato per collocarvi lo stoppino) man mano giungono a modelli con serbatoio chiuso e beccuccio più pronunciato, realizzati a matrice bivalve.

Tra le tipologie più interessanti troviamo le cosiddette “Firmalampen”, così chiamate per la presenza sul fondo di un bollo impresso a rilievo (indicante il nome dell’officina), prodotte in area padana dal I sec. d.C. fino al IV sec. d.C. L’esemplare posseduto dalla Biblioteca Casanatense (n. inv. 290131 + 290150), grazie al bollo “FORTIS”, è riconducibile all’officina modenese di L. Aemilius Fortis, attiva dalla metà del I al II sec. d.C.; presenta al centro del disco come elemento decorativo una maschera presumibilmente di fanciullo.

Un altro esemplare di rilievo della collezione è una lucerna (n. inv. 290132) riconducibile al contesto paleocristiano per la presenza sul disco del monogramma di Cristo entro corona circolare affiancata da due palme. Grazie a un appunto risalente all’epoca del suo ingresso in biblioteca, sappiamo che è stata ritrovata nel cimitero di Priscilla nella via Salaria nell’inverno del 1865 e acquistata nel settembre dello stesso anno da padre Gatti, prefetto della Casanatense.

Tra II e III secolo d.C. si riscontra una perdita di qualità nella produzione di lucerne fino a giungere a modelli con corpo arrotondato, beccuccio non ben distinto da esso e con decorazione a perline nella parte superiore. Questa produzione può essere considerata tarda in quanto è attestata fino agli inizi del V sec. d.C.; a questi anni sono databili due lucerne appartenenti alla collezione della Biblioteca (nn. inv. 290129, 290130).