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 vignettaLuogo d’origine di questi manoscritti è senza dubbio Roma, città in cui, fra il 1620 e il 1640, nacque questo nuovo genere di musica.
Insieme con l’opera in musica (nel teatro) e all’oratorio musicale (nella chiesa) la cantata è una delle grandi forme musicali nuove: profana, spirituale o sacra che fosse, con un’ espressione generica, che definisce l’ambiente a cui la cantata è destinata, si chiamerà anche cantata da camera (o per camera).

vignettaNel mondo musicale romano gli artisti raccolsero e svilupparono i semi del nuovo stile recitativo nato a Firenze e del genere cantatistico emerso a Venezia.e nella città del Papa il nuovo genere si sviluppò meravigliosamente soprattutto grazie alla ricca e variegata aristocrazia (Barberini, Borghese, Pamphili, Colonna, Rospigliosi), che sosteneva e ascoltava con diletto i numerosi e attivissimi cantanti-musicisti e i compositori di cantate. Per dirla con le parole di Nino Pirrotta, la cantata, nata e battezzata in terra veneziana, proprio a Roma si eleverà a decisa forma d’arte.

Il termine cantata fu adoperato per la prima volta nel 1620 da Alessandro Grandi nelle sue Cantate ed Arie a voce sola, ma successivamente la forma libera del madrigale, unendosi al gusto per il genere drammatico, ne produsse uno del tutto nuovo, una musica intima per voci soliste.
Di norma accompagnate dal solo continuo, le parti vocali (raramente più di tre, ma solitamente una sola) alternavano lo stile recitativo a quello lirico, rispecchiando così il passaggio dal momento narrativo a quello emotivo. Non era fissata alcuna regola né per la durata né per il numero delle arie che dovevano concorrere a formare la cantata, perciò si possono trovare esempi con una singola aria o con più arie, o con arie alternate allo stile recitativo.