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L’ANNUNCIO AI PASTORI

Il racconto evangelico di Luca di questo episodio è pieno di spunti narrativi di forte suggestione visiva: il giustificato terrore dei pastori alla vista dell’angelo (Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento), le sue rassicurazioni (Non temete), l’annuncio della gioia per l’avverarsi delle profezie e per la nascita del Salvatore (Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore), la moltitudine delle schiere celesti che irrompe dall’alto (E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»). Malgrado ciò l’episodio è quasi sconosciuto all’iconografia sacra fino ai secoli XIII e XIV e solo alla fine del Trecento comincia ad essere trattato, con l’inclusione di pastori che si inginocchiano lontano dall’azione in primo piano o che timidamente si inseriscono nella scena principale, affacciandosi a una porta o a una finestra.

Ma a partire dalla seconda metà del sec. XVI  le indicazioni del Concilio di Trento in materia devozionale fecero sì che tale soggetto si diffondesse in modo particolare per la sua ispirazione consolatoria: il tema della vita dei contadini e dei pastori, povera, ma confortata dalla presenza di Dio che si incarna per loro, veniva presentato ai fedeli anche come esempio perché accettassero con rassegnazione la propria condizione di vita. I pastori divennero così un elemento fondamentale in tutte le raffigurazioni della Natività, colti a partire dal momento in cui l’arcangelo Gabriele annuncia loro la lieta novella. Di norma la scena dell’Annuncio è fortemente condizionata dalla narrazione di Luca: dal buio profondo emergono figure umane e greggi mentre il cielo esplode in una luce accecante che squarcia le nubi e mette in fuga uomini e armenti, disperdendoli terrorizzati nei campi. Dalla notte del peccato alla luce accecante della salvezza, per il momento soltanto annunciata da un messaggero che parla per conto di Dio Padre, tutti in attesa di conoscere chi o che cosa porta in se’ tale promessa.

Questi piccoli uomini intimoriti, che a stento l’angelo riesce a rassicurare, in questa prima fase sono spesso rappresentati come semplici figuranti, a volte addirittura seminati alla spicciolata nel paesaggio, quasi pretesto per rappresentazioni paesistiche di genere rustico-pastorale. Al loro fianco ci sono gli animali, ovviamente pecore, agnelli e montoni in primo luogo, ma poi appaiono sulla scena vitelli, cani, gatti, uccelli.

Il bagliore della salvezza scuote le coscienze, mette in movimento gli uomini e tutto il creato, rappresentato dagli animali domestici e selvatici e ben presto i pastori, inseguendo affannati la Cometa che corre veloce nel cielo (ed essi andarono in fretta), affidandosi solo alle parole dell’angelo, giungono alla Grotta dove finalmente - compiendo i piani di Dio -  assurgono a ruolo di co-protagonisti, per partecipare in prima persona e a pieno titolo all’alba del Nuovo Giorno.