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auspiciVOLANO GLI UCCELLI. ROMOLO TRACCIA IL SOLCO

Volendo fondare una nuova città sulle rive del Tevere, nel luogo dove erano stati salvati e allevati, ottenuto il consenso di Numitore, ripristinato sul trono di Albalonga, i due gemelli si apprestano a chiedere quello di Giove. Romolo però vuole fondare la città sul Palatino e chiamarla Roma; Remo invece vuole la sua Remuria o Remora sull’Aventino. Solo il padre di tutti gli dei può dirimere la contesa, rendendo esplicito il suo volere attraverso l’interpretazione del volo degli uccelli, gli auspici. Il prescelto è Romolo.

Dalla cima occidentale del Palatino, allora, Romolo indica i limiti della zona che deve essere inaugurata (benedetta dal dio). L’area viene delimitata da quattro pietre che ne segnano le estremità, formando così un quadrilatero che ingloba tutto il Palatino. La linea continua, che unisce idealmente i quattro vertici dell’area, è il pomerium, lo spazio sacro della città che verrà circondato dalle mura. L’atto culminante della fondazione consiste nel compiere un’aratura sacra intorno al colle, seguendo un rituale etrusco e dopo aver indossato l’abito adatto, il cintus Gabinus.

Romolo aggioga una vacca e un toro bianchi ad un aratro di bronzo e traccia un solco intorno al Palatino, stabilendo il percorso delle mura e interrompendo l’aratura in corrispondenza della 3 porte di accesso alla futura città. Le porte infatti non godono della stessa inviolabilità della cinta muraria, che può così essere impunemente attraversata solo in corrispondenza di esse. Ma è proprio quello il gesto sacrilego che Remo compie: attraversando il solco sacro, salta virtualmente le mura in un punto non consentito. Per questo viene ucciso e il luogo dove si immaginava fosse avvenuta l’esecuzione del sacrilego era indicato ancora nel I secolo d.C. da 4 cippi, rinvenuti lungo il cosiddetto Clivio Palatino presso l’Arco di Tito.

E’ il 21 aprile di un anno intorno alla metà dell’VIII secolo avanti Cristo. Romolo rimane solo, Roma è fondata.