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sabineCHERCHEZ LA FEMME. IL RATTO DELLE  SABINE

Dopo aver inaugurato e circondato con un muro il Palatino e aver stabilito il nuovo ordinamento che si configura come una prima formula di città-stato, Romolo cerca donne da sposare per sé e per il suo popolo di soli uomini. Invia quindi richiesta in tal senso ai vicini, ottenendo però solo rifiuti: i Romani non sono ricchi, non godono di prestigio, sono dei rozzi parvenus, non c’è davvero nessuno che ambisca ad imparentarsi con loro. Offeso ed irritato dai rifiuti, Romolo decide allora di rapire le donne non concesse. Per attuare questo piano invita i vicini a festa e a giuochi organizzati in onore di Nettuno, facendo voto a Conso, il dio che presiede alla decisioni segrete, di celebrare una festa annuale in suo onore se il rapimento andrà a buon fine. Così avviene: attratti dai festeggiamenti, i superbi ma ingenui vicini accorrono nella nuova città e distratti dalle sue bellezze e dallo svolgimento dei giochi, non possono impedire il rapimento delle loro donne. Dopo il minaccioso e violento avvio, seguito immediatamente da promesse di amore e stabilità familiare, le Sabine si convincono a rimanere di buon grado con i rapitori romani, che di esse faranno le loro legittime spose, madri dei loro figli.

Al di là di qualche variante, dal racconto mitologico appare piuttosto chiara la duplice motivazione del rapimento attribuito a Romolo. Un motivo demografico, assicurare la sopravvivenza del suo giovane popolo. Un motivo politico: rafforzare ed estendere il potere della città attraverso matrimoni con i quali stringere alleanze con i popoli vicini o, in caso di rifiuto, avere il pretesto per muovere guerra verso chiunque voglia opporsi a questo progetto espansionistico.